2 - Un Marzo complicato
Riassunto della settimana, che diventa più un riassunto del mese.
Marzo è stato abbastanza intenso. Non intenso a livello fisico — non ci siamo spaccati la schiena — ma intenso di testa.
Prendiamo in causa tutto il mese, perché è stata una bomba. Purtroppo letteralmente. Dall'intensificazione della guerra in Iran, con tutte le conseguenze: telegiornali, benzina che sale, situazione tesa, clima nel complesso pesante e un’ansia costante alimentata dai notiziari. Massiccia campagna politica sul referendum che consuma la mente, ma tanto noi italiani siamo bravi a far finta che sia qualcosa da poco conto.Ho visto che in questo mese il cervello delle persone si è impostato in modalità autodifesa: chiusura, il più delle volte. “Non guardo nemmeno, così evito le tentazioni.”
Per me le comprensioni del contesto arrivano lente, il più delle volte. Faccio il punto della situazione alla fine. Quella che per me era nata come una comodità, la bancarella, non ha influito troppo su movimenti e costi, a parte la manutenzione annuale delle ruote che mi ha lasciato a piedi il primo del mese.
Per contrastare la noia delle giornate lente e salvaguardare un attimo la mia salute mentale, ho iniziato a usare le cuffiette wireless che mi hanno regalato. Un po’ mi vergogno, perché so che sono oggetti con vita breve e zero riciclo, però ammetto che sono eccezionali. Sia per stare in giro che in casa, anche solo per piegare i panni mentre sei al telefono. Ti isolano quel tanto che basta anche in mezzo alla città.
Quindi mi sono infilato nei podcast, quelli brevi da dieci minuti, una specie di “settimana enigmistica” in versione audio: curiosità, cose veloci. E poi musica. Nelle ore morte, due o tre del pomeriggio, ho scoperto che la techno/pop ti riattiva. Mi sono intrippato con 21 Reasons, una sorta di mix con campionamenti che riprendono Destination Calabria. Quindi consiglio queste perle per mantenersi svegli, oltre al caffè del dopo pasto.
Ho passato un paio di giornate a fianco a una collega che lavora anche lei con la carta, con uno stile più classico, ad acquerello — molto elegante — e ci siamo fatti delle piacevoli chiacchierate su lavoro, materiali e tecniche.
Qui torna un po’ il mio tallone d’Achille, la riflessione della settimana. Al confronto con i suoi prodotti, già consolidati nel bagaglio culturale di tutti noi, la mia tecnica è nuova, visivamente più complessa da capire con un solo sguardo. Rimane questo paletto iniziale: non è immediata. Si definisce sempre di più come un prodotto che va raccontato. Diventa una difficoltà reale, come per tutti i prodotti nuovi che devono insediarsi nel substrato dell’inconscio fino a consolidarsi. Quindi si ragiona anche su questa parte, su cosa dire e come dirlo.
Farò una piccola pausa per Pasqua e ne approfitto per assestare due cose. Per il resto, anche con la benzina alle stelle, io vado avanti. Potrei dire: finché la pasta al pomodoro non aumenta troppo. Ma tanto mangiare devo mangiare. Quindi finché le gambe funzionano, io ci sono.


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