1 - Restart

Bisogna fare un passo indietro per poterne fare due avanti.

Questi primi tre mesi — i primi dell’anno, quelli invernali — sono stati mesi complicati. Non tanto per quello che è successo fuori, ma per il modo in cui ho provato a muovermi tastando nuovi canali.

Ho sperimentato, ho cercato di capire dove potesse avere senso andare, e soprattutto dove no.

Ho tentato di affrontare a muso duro l'online e i social. Non perché mi interessasse farlo, ma perché oggi sembra inevitabile passarci. Sappiamo tutti che sono canali forti, accattivanti e che fanno gola. Possono aprire infinite possibilità stando comodamente seduti sul divano di casa. Il problema è che non li reggo proprio. Non è solo una questione di voglia: sento che non mi appartengono in alcun modo. Mi annoio in fretta, perdo ritmo, rimando. Quando provo a forzarmi, il tempo che ci metto dentro mi sembra tempo perso, svuotato. 

Andando per punti.

L’idea di costruire un “vero” online — produzione costante, contenuti, pubblicità, vendita strutturata — mi è diventata chiara per quello che è: un sistema che richiede un livello di produzione mentale e di consumo continuo che non è compatibile al momento con i miei ritmi. Visto che in futuro sarà sempre più complesso come mercato, ho messo da parte l'idea.

Ho fatto un giro completo sull’intelligenza artificiale. All’inizio entusiasmo puro, tipo giocattolo nuovo che sembra aprire possibilità infinite. L'ho studiato, aperto, analizzato. E poi ripartivo sempre da capo. Qualunque cosa gli impostassi, bene o male continuava: formati ricorrenti, intenzioni generalizzate, una tendenza costante ad appiattire e rimodulare il mio lavoro. Se non stai attento, non accelera nulla: sporca tutto. Lo rende più veloce, ma completamente impersonale.

Mi stavo intortando anche sul BLOG. All’inizio avevo immaginato questo come uno spazio di condivisione. Qualcosa che potesse restare, mentre i contenuti scompaiono. Non tanto per “postare”, ma per costruire un confronto, anche solo potenziale, tra artigiani. Però mi sono trovato davanti a un problema più semplice e più scomodo: non sapevo davvero per chi stessi scrivendo, né cosa potesse interessare dall’altra parte. Rischiando di trasformare l'unica cosa interessante di questo percorso in uno spazio che potesse finire in una costante lamentela.

Quindi l’ho riportato a terra e l'ho convertito in un diario di viaggio. Il riassunto della settimana. Cosa ho fatto, cosa ha funzionato, cosa no, cosa ho capito e dove posso andare. Non è più uno spazio pensato per discutere, ma per tenere traccia. Se poi a qualcuno servirà, bene. Altrimenti serve comunque a me.

E di conseguenza la scelta è stata abbastanza netta a seguire.

Tornare a carta e penna. Riprendere in mano un segno diretto, anche scomodo. Mi sono accorto fisicamente di quanto mi fossi disabituato a disegnare (che è una cosa che tra l'altro adoro e mi permette mostrare la parte ironica): crampi alla mano dopo pochi disegni, anche semplici. Penna nera su quadretti. Niente di speciale, ma abbastanza per ricostruire un punto fermo. Anche per i social, da poterli rendere miei, e non viceversa.

Da lì ho iniziato a riassemblare il sito. Senza strategie complesse: un catalogo immagini, pulito, che crescerà lentamente. Senza urgenza. Anche perché per me è una sofferenza fare le foto.

Il blog riprende una strada, come diario di viaggio.

Tutto quello di cui penso gli altri avranno bisogno, di base sarà dentro il sito, che se no non serve a nulla. Un contenitore che deve servire per quello che è stato creato.

Quindi sì, ho fatto un passo indietro.

Ma è un passo di riallineamento, non di rinuncia.

Perché la direzione adesso è più semplice, ma anche più precisa: mantenere l’identità, mantenere la traccia umana. In un contesto che spinge sempre di più verso un digitale costante e che crea insofferenza, quella traccia umana per me diventa l’unica cosa che tiene in piedi tutto il resto.

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